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David Gilmour – Rattle That Lock

Nove anni di distanza tra un album e il successivo rappresentano un lasso di tempo non indifferente, tanto che se ti chiamassi Axl Rose verresti pubblicamente prima deriso e poi crocifisso in sala mensa. Ci sono artisti che, però, possono permettersi di prendersi tutto il tempo loro necessario, specie se i risultati sono poi quelli contenuti in Rattle That Lock. David Gilmour, forse per la prima volta in maniera davvero convinta, si allontana non di poco dal suo celebre passato, salvo poi riproporlo in maniera massiccia in sede live: probabilmente il compromesso migliore per non sentirsi una vecchia gloria, ma senza tradire la propria storia e il proprio fedelissimo pubblico. Concepito nell’arco di cinque anni e riassemblato negli ultimi due, il nuovo lavoro dell’ex Pink Floyd stupisce per la varietà di stili presenti, oltre che per il tenore vagamente autobiografico alimentato dalla presenza del figlio Gabriel, oltre che della moglie Polly Samson, ormai una sicurezza dai tempi di The Division Bell. Nelle dieci canzoni presenti nella versione standard del disco è possibile ritrovare alcuni dei momenti più significativi della vita di David Gilmour, da Faces Of Stone che parla del momento in cui venne a conoscenza della demenza precoce della madre, alla splendida dedica all’amico Richard Wright di A Boat Lies Waiting. Non mancano poi gli strumentali, da sempre tra i momenti più attesi dai fan, né qualche riferimento più o meno velato alla sua vecchia band: è il caso di In Any Tongue, brano più pinkfloydiano del lotto con annesso assolo iper classico. La sorpresa maggiore? Il sound jazzato di classe di una canzone come The Girl In The Yellow Dress, un vero unicuum nella lunghissima carriera del nostro. Se la pecca maggiore di On A Island era forse quella tranquillità di fondo che, alla lunga, si trasformava in noia, qui siamo su livelli che il chitarrista inglese non toccava da decenni.

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