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Freddie Mercury: Il Rapporto Difficile Con Le Sue Origini

Per molti anni, le origini e l’infanzia di Freddie Mercury sono state avvolte da una patina di incertezza ed indefinibilità che ha contribuito fortemente ad alimentarne il mito. Un mistero tanto affascinante quanto i luoghi che avevano visto muovere i primi passi di una delle figure chiave del rock anglosassone degli anni settanta e ottanta. La ritrosia stessa del cantante a parlare degli anni a Zanzibar prima e Bombay poi non ha fatto altro che dare aria ad un fuoco che ha iniziato a spegnersi solo agli inizi del nuovo millennio, quando una serie di iniziative guidate dalla sua famiglia d’origine hanno contribuito a fare luce su un argomento oggetto di fortissime discussioni tra fan e addetti ai lavori. Difficile capire fino in fondo le difficoltà dell’artista nel voler rendere pubbliche certe notizie, anche se una delle cause va sicuramente ricercata nella paura di essere identificato troppo con luoghi e tradizioni contro cui Freddie andò costantemente in opposizione e che temeva potessero affascinare meno rispetto a quelle di colleghi provenienti dagli States o da quella Swinging London che, dalla fine degli anni sessanta, era diventata il centro culturale non solo d’Europa, ma della gran parte del mondo. Semplicemente, forse, Freddie temeva che l’epoca che si trovava a vivere non fosse ancora pronta per osannare una rockstar di cultura africana e indiana, aspetti che per altro finirono per influire enormemente sulla sua idea di arte e spettacolo: nessuno prima di lui aveva infatti cercato con tanta insistenza la fusione di stili e arti apparentemente molto distanti una dall’altra ed è forse questo l’aspetto in cui il suo retaggio culturale ha dato i frutti maggiori. Se si analizzano i suoi testi, da quelli atti al puro intrattenimento fino a quelli più introspettivi ed autobiografici, i riferimenti diretti alle proprie origini sono praticamente inesistenti (eccezion fatta per la stramba Mustapha, pezzo di apertura dell’album Jazz, il cui testo senza senso mischiava varie lingue provenienti dal suo background). E la stessa cosa vale per i molti anni trascorsi in India, nei confronti dei quali probabilmente nutriva ancora più rancore. Allo stesso modo, i luoghi della sua natività non hanno mai voluto davvero celebrarne la grandezza: una targa anonima sulla casa natale e qualche informazione approssimativa sulle guide turistiche dimostrano che, ancora oggi, per luoghi in cui l’omosessualità è considerato un reato, aver dato alla luce un personaggio ricordato anche per via della propria licenza sessuale resta una cosa molto scomoda. “Zanzibar? Beh, ci sono nato. Ci sono rimasto tre o quattro anni e poi mi sono trasferito in Inghilterra” – ripeteva spesso come un mantra durante le interviste nei primi anni settanta – “Non c’è molto da fare in quel posto”. Alla luce dei fatti, dichiarazioni troppo scarne (e parziali) per essere del tutto sincere e che probabilmente gli servivano per placare il turbinio di sentimenti che quei ricordi gli provocavano: quello passato sull’isola fu infatti uno dei pochi periodi della sua esistenza in cui si era sentito davvero libero di essere completamente se stesso.

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