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Ac/Dc – Stade Vélodrome Marsiglia – 13/05/2016

Partiamo da una considerazione che potrebbe concludere ogni discussione nata intorno alla questione Ac/Dc più Axl Rose: la seconda parte del Rock Or Bust Tour è senza ombra di dubbio una delle cose più genuinamente rock ‘n’ roll successe negli ultimi vent’anni. Punto. Ostinarsi a cercare punti deboli dal punto di vista dello show, dopo le prime tre date, appare dunque francamente folle e frutto esclusivamente di malafede. Chi conosce gli Ac/Dc sa perfettamente quanto sia speciale il rapporto tra la band australiana e il pubblico francese, quindi era logico pensare alla data di Marsiglia un po’ come alla vera prova del nove di questo tour in compagnia di Axl Rose. Ebbene, la serata del Vélodrome non ha fatto altro che confermare quanto emerso nei primi due show: tecnicamente non saranno più gli Ac/Dc, viste le defezioni degli ultimi due anni, ma questa è davvero una band stratosferica. Posto che il mix di sentimenti che si accavallano nel corso della serata sia spaventosamente grande, va reso atto ad Angus Young di aver fatto nuovamente una sorta di miracolo o, quantomeno, qualcosa che ci si avvicina pericolosamente. In vent’anni di concerti degli Ac/Dc, mai e ripeto mai, mi era capitato di ascoltare quei pezzi cantati in questo modo. Poi potrete dire che Axl è un pagliaccio, che il suo L.A. style non c’entri nulla con gli Ac/Dc e mille altre fandonie che servono a non voler vedere le cose come stanno: Brian Johnson è un idolo supremo ed intoccabile, ma questa formazione, probabilmente l’ultima in assoluto della band, è francamente inattaccabile. Inoltre, Axl è di un’umiltà incredibile, cosa che metterà ancora più in difficoltà chi lo odia a prescindere da tutto. Ragazzi, questa è una band che oggi cambia scaletta dopo tre date (If You Want Blood non veniva suonata dal 2003) e non dopo due anni, che esegue ventitré pezzi (non succedeva dal 1995) e che ha un tiro che un anno fa sembrava impossibile rivedere. I dati oggettivi dicono che alcuni pezzi come Thunderstruck o Hells Bells non si sentivano fatti in questo modo da decenni e chi parla di assenza di anima nel cantato, beh, forse lo fa perché sa di non poter assistere a nessuna delle date programmate. La storia del rock e degli stessi Ac/Dc insegna che l’inserimento di forze fresche, spesso, è in grado di scatenare forze che nemmeno i protagonisti avrebbero potuto immaginare, quindi, nonostante resti l’amarezza per un capitolo finale che ogni fan della band sperava fosse con la formazione di Back In Black, è altrettanto palese che questa sia tutto tranne che una baracconata da Spinal Tap. E poi, diciamocela tutta: siamo davvero convinti che questa sia la Fine?

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