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Banda Della Posta: Il Nostro Scopo? Divertirvi

In questi giorni, in Alta Irpinia, si sta svolgendo uno dei festival più originali e affascinanti di questa ultima parte di estate 2016: lo Sponz Fest, ideato da Vinicio Capossela ormai quattro anni fa. L’unico minimo comun denominatore di tutte le edizioni è il gruppo che proprio Capossela rese celebre qualche anno fa, producendone anche l’album di debutto: la Banda della Posta. Anche la nuova edizione, dal titolo Chi Tiene Polvere Spara, è fortemente segnata da questo incredibile ensemble ed è proprio grazie al fascino romantico della sua incredibile storia che il festival, nel tempo, è diventato uno dei punti di riferimento europei della world music. Una realtà giunta oggi ad una nuova vita e rivolta ad un futuro fatto di nuove collaborazioni, come ci ha raccontato il batterista Antonio Daniele.

Avete da poco cominciato a girare l’Italia con un tour che non vede la presenza di Vinicio Capossela e che culminerà con la massiccia presenza allo Sponz Fest. Qual è la reazione del pubblico a questo nuovo corso?

Direi che sta andando davvero benissimo. Negli ultimi giorni abbiamo suonato diversi concerti e in tutti, compreso quello dello scorso ferragosto, la gente ha dato una risposta incredibile. Il segreto è molto semplice: ci divertiamo prima di tutto noi sul palco. Se non riesci a trasmettere quel senso di divertimento al pubblico, non sei in grado di coinvolgerlo e la magia non si scatena. Una delle nostre caratteristiche è proprio quella di interagire molto col pubblico, inscenando, sempre in modo molto elegante e professionale, degli sketch in grado di coinvolgere tutti i presenti. Ora che abbiamo iniziato a girare senza Vinicio, pur avendo ancora qualche data insieme a lui nelle prossime settimane, sta uscendo un po’ di più l’anima della Banda.

Un’anima inevitabilmente un po’ nascosta dietro al fascino di un personaggio come Capossela, immagino…

Vinicio è un amico vero, ma chiaramente il fatto che ci sia o meno cambia non poco la questione. Senza di lui, chiaramente, non avremmo potuto avere la risonanza che abbiamo ora, né tanto meno tutto il clamore mediatico di cui abbiamo goduto all’uscita del disco da lui prodotto. Tuttavia, bisogna ricordare che noi siamo esistiti prima di Vinicio, esistiamo ora ed esisteremo anche dopo di lui, considerato il fatto che ha deciso di svincolarsi un po’ dal nostro progetto. Ha fatto questa scelta, quindi ci siamo trovati a cercare una nuova etichetta e abbiamo trovato l’interesse di un grande produttore come Rolado D’angeli e della sua Colosseo Records. Un ottimo inizio per questa Banda della Posta 2.0. In ogni caso, Vincio ha detto di voler comunque partecipare anche alla nostra nuova vita artistica, magari con un impegno minore.

Diciamo che anche voi comunque siete stati importanti per Vinicio in quel momento della sua carriera: gli avete fatto sentire quei suoni che forse andava proprio cercando e di cui la sua arte aveva bisogno in quel momento.

È stato il classico incontro avvenuto al posto giusto e al momento giusto. Devi sapere che Vinicio ha iniziato a frequentare Calitri intorno al 2005, prima aveva sempre frequentato il paese d’origine di sua mamma, Andretta. In quegli anni, nel piazzale davanti alla Posta da cui la band prende il nome, suonavano ancora i genitori o i parenti dei musicisti che oggi compongono il gruppo: nelle sere d’estate si divertivano ad allietare le serate dei passanti, tra i quali si trovò spesso proprio Capossela. Per lui fu una specie di rivelazione di cui si innamorò, finendo per captare e rendere un po’ proprie delle sonorità che per noi erano parte del DNA. Fin da quando siamo molto piccoli siamo cresciuti con questa musica in testa e, inevitabilmente, abbiamo iniziato a suonarla molto presto, un po’ come quando nel Salento vedi i bambini che suonano la pizzica. Per noi è un fatto naturale e lui ne venne contagiato.

Da lì in avanti le cose hanno poi preso una piega che anche voi non avreste mai potuto immaginare. Siete consci di essere diventati in pochi anni una realtà di cui si parla anche fuori dall’Italia?

La svolta avvenne con la fusione tra quel gruppo che si divertiva in piazza e un’altra storica band del paese, i Condor, che essendo il classico gruppo composto da chitarra, basso e batteria, divenne l’accompagnamento perfetto per la fisarmonica, i mandolini e i violini della Banda della Posta. Abbiamo dunque iniziato a suonare insieme anche pezzi di Vinicio, fino a quando dopo un’esibizione ad Aquilonia in cui anche lui era presente, nacque il vero e proprio progetto che è giunto ai giorni nostri. Se penso alle cose che abbiamo fatto in tre anni mi vengono i brividi, soprattutto se pensi che l’idea iniziale era quella di presentare il disco al Parco della Musica organizzato da Patti Smith e poi per tre o quattro concerti promozionali. La cosa si è trasformata in più di ottanta concerti, in Italia e all’estero, dove ogni volta abbiamo ottenuto un successo oltre ogni aspettativa. Come dimostrato anche dalla partecipazione al Womad, il festival di Peter Gabriel.

Insomma, se dovessi cercare di spiegare qual è il segreto della Banda della Posta, cosa ci diresti?

Credo che l’unico vero segreto sia quello che dicevo all’inizio: il divertimento. L’unico obiettivo dichiarato della Banda è quello di divertire, divertendosi. Senza quell’aspetto non avrebbe senso nulla di quello che facciamo e, molto probabilmente, non saremmo riusciti a fare quello che abbiamo fatto negli ultimi anni. Anche ora che ci staccheremo un po’ da Vinicio continueremo a perseguire quell’obiettivo, con la spontaneità che ci caratterizza da sempre, perché, come ti dicevo, siamo sempre esistiti prima e continueremo a farlo in futuro. Molti artisti, tra cui Massimo Ranieri, si sono interessati a noi e a breve ci metteremo a tavolino per organizzare un futuro per il quale siamo tutti molto eccitati. Il presente, però, si chiama Sponz Fest, in cui ricopriremo ancora una grande parte: il 23 agosto, proprio ad Andretta, per un concerto come Banda della Posta, presentato da Vinicio e a cui darà un contributo, poi il 26 per la classica kermesse di ballo e, infine, il gran concerto finale, come lo scorso anno.

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