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Vinicio Capossela: Io, La Polvere E Lo Sponz

Dopo l’incredibile successo dello scorso anno, torna lo Sponz Fest ideato e plasmato a propria immagine e somiglianza da Vinicio Capossela. Il tema di quest’anno, legato indissolubilmente proprio all’ultima uscita discografica dello stesso Capossela è molto semplice: Chi tiene polvere spara. «Questo è un modo di dire di Calitri che significa chi ha qualcosa da dire lo dica, chi ha qualche mezzo lo usi, anche se è un mezzo povero come la polvere” – dice il direttore artistico – «E’ un invito al fuoco d’artificio, a tirare fuori quello che abbiamo dentro. Un invito a non subire le cose, ma a farle. Un invito all’azione e alla speranza. Ma anche un invito alla festa. La festa antica, dionisiaca, sponzante. La festa che dissipa e consuma, per ricordarci che non bisogna avere paura di vivere, ma bisogna impiegare tutto il dono della vita affinché quando Thanatos arriva con la sua falce, non le resti niente da prendere».

Polvere che da anni, ogni estate, si alza copiosa tra i paesi irpini cui Vinicio deve le proprie origini e che può assumere molteplici significati, a seconda del contesto in cui viene utilizzata: «Qualsiasi cosa un uomo faccia genera polvere. Quindi la polvere è movimento e vita. Pulvis presso i romani era la polvere della pista, del circo, del campo di battaglia e dunque la polvere come prodotto del movimento: non solo caduta, ma anche sollevata e rimestata» – continua Capossela – «Questa edizione dello Sponz Fest si propone quindi il sollevamento della polvere dalla terra su cui si è posata. Fare polverone, sollevare la testa nella confusione delle voci. I greci antichi con la parola anastasis indicavano il sollevarsi, significando, allo stesso tempo, resurrezione ma anche insurrezione». Quindi, in qualche modo, l’insurrezione che si oppone all’oblio, al cammino della polvere che ricopre di sé terre ed esistenze.

La kermesse ha avuto inizio con Il giocoso e anarchico Assalto Al Treno, dimensione poetica del progetto Binari senza tempo della Fondazione Fs Italiane, che negli ultimi 2 anni ha recuperato 240km di linee storiche trasformandole in spazi per l’arte e la cultura con un deciso beneficio economico per i territori coinvolti e i suoi abitanti e che, in questo caso, riattiva una tratta ferroviaria, nata con l’Unità d’Italia, di altissimo valore storico. Ma è anche la realizzazione di un sogno impossibile che aveva caratterizzato e ispirato l’intera edizione dello Sponz 2014, intitolata appunto Mi sono sognato il treno: «L’assalto al treno è stato qualcosa di emozionante, per certi versi di miracoloso. È stato incredibile infatti riuscire ad emozionarsi per qualcosa di così obsoleto come il fischio di un treno. Questo ci ha confermato nuovamente di quanto ci si accorga del valore delle cose solo quando non possiamo più disporne. Come quando una collina sparisce dietro ad un muro di cemento e solo lì iniziamo a parlarne e a pensare a quanto fosse preziosa. È stato bello assaltarlo perché era un mezzo carico di cultura, all’interno del quale c’era il grande Ascanio Celestini: per questo mi sento di dire che quando ci sono cose da apprendere è bello anche fare cose al di fuori della legge».

Ad ogni modo, lo Sponz resta uno dei luoghi in Italia in cui vanno a fondersi una serie di piccole grandi proposte culturali, legate fortemente alle terre ospitanti, ma con un respiro che supera di gran lunga i confini di Stato: «Credo che le musiche della terra si assomiglino tutte in ogni parte del mondo. Finiscono per chiamarsi vagamente musiche folcloriche ma hanno ovunque lo stesso senso di vento, di sale e di luna. Hanno a che fare con gli elementi e con la fatica. Sono musiche di pena che rincuorano anche a mezzo di una affilata ironia e di una saggezza atavica». Tutti elementi che Vinicio è riuscito a riassumere in Canzoni della cupa e, forse più che nelle edizioni precedenti, in quella attuale della grande manifestazione irpina: «Queste sono musiche di frontiera, quella frontiera tra terra e cielo in cui c’è ancora spazio per la premonizione e la licantropia. Per il volo degli uccelli e per le impronte lasciate al suolo. Questo giacimento trasversale che corre sotto la crosta della terra affiora con voci simili a latitudini diverse». E aggiunge: «Per questo si può sentire una famigliarità tra la chitarra di Matteo Salvatore e quella di Atahualpa Yupanqui, tra le serenate del nord Messico e le stornellate al balcone tra le ballate trobadoriche e i melismi dei sonetti cantati nei campi o in cantina».

Come di consueto, la parte del padrone la ricoprirà ancora una volta il concerto finale del 27 agosto, quello delle Canzoni della cupa nel loro luogo di nascita: nella polvere sollevata dallo Sponz. «Sarà un concerto spiritistico e per questo motivo sarà tenuto a battesimo dalla madrina al cui incoraggiamento il disco deve il termine della sua lunga incubazione, Giovanna Marini, che nel settembre 2014 mi esortò a finirlo. Terminerà con il fuoco dell’inferno acceso dai diavoli e mangiafuoco venuti apposta in Alta Irpinia dalla Catalunia, i Diables de l’Onyar, che daranno corpo vivo ai demoni della Cupa trascinando il pubblico tra i vicoli e le grotte del paese dell’Eco in un baccanale finale che si estinguerà solo con l’alba». Con un colpo di scena inaspettato, Vinicio annuncia infine un ospite speciale che forse in pochi si sarebbero aspettati in un contesto del genere, Gianni Morandi: «In questi giorni tragici, una piccola bella notizia. Gianni Morandi, l’uomo che ha fatto da colonna sonora alla nazione, che ha riempito di sogni le valige degli emigranti e poi dei ritornati, ha accettato l’invito di venire allo Sponz Fest il 27 agosto a cantare insieme La padrona mia, Se perdo anche te e qualche altra gemma del suo grande repertorio. Noi tutti lo ringraziamo per la lezione di semplicità e spessore umano. Grazie Gianni».

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