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Little Steven: Ballo Da Solo, Ma Per Poco

Non capita spesso di poter parlare con Little Steven, soprattutto quando si trova in tour con Bruce Springsteen e la E Street Band. L’occasione ce l’ha regalata la sua visita italiana, la prima da solista, in quel di Pistoia, destinazione Blues. Ecco cosa ci ha raccontato il buon Stevie quei giorni.

Pensare che questo sia il tuo primo tour solista in Europa fa sorridere. Come è possibile?

Ecco, già la prima domanda mi mette in difficoltà (ride, ndr). In effetti, è inspiegabile, soprattutto per il rapporto che ho sempre avuto con questo continente. Ma sai com’è, avrai anche tu nella vita delle cose totalmente inspiegabili? Quelle che ti chiedo come sia possibile. Ad ogni modo, finalmente ci siamo: ho la stessa voglia di suonare di quando avevo vent’anni, cosa che mi spinge ancora a non andare in pensione.

Hai detto di aver rimpianto di aver lasciato Springsteen negli anni ottanta per seguire la strada dell’impegno politico/sociale. Rinneghi la scelta?

Non la rinnego dal punto di vista ideologico, ma solo della forma. Avrei potuto occuparmi di quello che ho fatto stando al suo fianco. Anzi, probabilmente avrei anche raggiunto più persone con il mio messaggio. Fu traumatico. Ci lasciammo con amore, ma per entrambi fu durissima. Lui da lì finalmente iniziò ad ottenere il frutto di quello che avevamo fatto fino ad allora e la cosa mi riempiva allo stesso tempo di gioia e malinconia. Poi il tempo è stato galantuomo con entrambi, ci siamo inevitabilmente ritrovati e dalla fine degli anni novanta abbiamo recuperato il tempo perduto. Però, sì, oggi agirei in modo differente.”

Appena tornasti nell’E Street Band pubblicasti Born Again Savage, a mio avviso un disco che oggi farebbe gridare al miracolo…

Ero molto ispirato. Il ritorno in sella dopo anni aveva rigenerato tutti e poi considera che alla fine sono passati quasi vent’anni, quindi eravamo tutti molto più in forma (ride, ndr). Avevo queste canzoni che mi giravano dentro da un po’ ed entrai in studio. È un disco di cui mi piace la produzione, molto rock ‘n’ roll. È grezzo, anche pesante in alcuni passaggi. Mi spiace passò inosservato ai tempi, poi nemmeno girati più di tanto per promuoverlo. Forse inconsciamente avevo paura di rifare l’errore di cui parlavamo prima. Chissà. Ad ogni modo questo tour mi darà la possibilità di recuperare un po’ di cose.

È sempre per questo che abbiamo dovuto aspettare così tanto per un tuo nuovo album?

Onestamente, non credo. Credo di non aver mai tenuto i ritmi che ho sostenuto negli ultimi quindici anni: con Bruce non ci siamo praticamente mai fermati negli ultimi quindici anni, un disco dietro l’altro e un tour senza fine. Aggiungici poi tutto il resto, la TV, la radio, l’età e non rimane molto altro! Semplicemente credo che le cose arrivino quando devono arrivare. Mi chiamarono per un festival a Londra e pensai fosse l’occasione giusta per rimettere insieme i Disciples Of Soul. Da una serata divertentissima ha iniziato ad nascere questo progetto. Divertente e sincero come quella serata inglese.

Un album comunque permeato, nemmeno a dirlo, di una forte coscienza politica. Il vizio non lo perdi…

In realtà, la cosa era nata diversamente. Volevo recuperare un po’ del mio passato, di quello che in pochissimi conoscevano, proprio perché si trattava di brani che avevo composto per altre persone. Poi, più ci lavoravo e più mi rendevo conto che tutto stava comunque andando in quella direzione.  Al di là di questo, è stato una sorta di lavoro filologico su me stesso, molto simile a quello che cerco di fare anche con la mia trasmissione Underground Garage, in cui mi dedico al nuovo ma cercando di fare riscoprire tutta una parte di storia del rock, che poi è anche storia americana, alle nuove generazioni. Credo che quello della memoria sia il più importante dei concetti odierni e il fatto che ce ne sia sempre meno, bè, un po’ mi spaventa.

Quando farai questo tipo di lavoro con Demolition 23, il progetto con Michael Monroe che per molti resta un capolavoro dimenticato?

Cosa mi riporti alla mente. Che bel ricordo. Michael è una persona splendida e quel disco meriterebbe sicuramente una nuova vita, che gli renda giustizia. Ne abbiamo parlato per lungo tempo, poi entrambi siamo stati risucchiati da mille cose e temo che possa anche non accadere mai, ma se riuscite a trovarlo da qualche parte dategli un ascolto. Non lo ascolto da molto tempo, ma credo possa essere invecchiato abbastanza bene.

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