Luciano Ligabue Start Recensione

Ligabue Riparte Da Start

Start è una parola che di per sé è anche un’azione, evoca l’idea di una partenza veloce, di uno scatto dai blocchi di cemento proiettati in avanti. Questa parola è il titolo che Luciano Ligabue ha scelto per il suo nuovo album di inediti targato 2019. L’avevamo lasciato a quel concept un po’ farraginoso di Made In Italy nel 2016, seguito dall’allontanamento forzato dai palchi per l’operazione alle corde vocali. Oggi, con una nuova produzione affidata al giovane talentuoso Federico Nardelli, il Liga torna con un lavoro più essenziale, composto da dieci brani. Il disco musicalmente è davvero una ventata di freschezza, l’apertura è affidata a Polvere Di Stelle, un brano potente che sin dall’apertura colpisce per la sua compattezza; segue Ancora Noi, che nel coro ricorda le atmosfere di Urlando Contro Il Cielo e poi, a chiudere la triade iniziale, ci pensa l’epica Le Luci D’America, primo singolo estratto dal lotto. Già a questo punto, non si può fare a meno di notare che le dinamiche in Start siano sbilanciate: a un impeccabile lavoro di produzione, con arrangiamenti che non sfigurerebbero in un disco dei The Killers, fanno da contr’altare non poche lacune dal punto di vista dei testi. Questo appare evidente in brani come Quello Che Mi Fa La Guerra, in cui chitarra acustica e drum machine fanno da protagoniste o la ballata Mai Dire Mai, dove risulta tutto un po’ già sentito. In qualche modo sembra che questo Start non parta mai davvero. Ci prova il secondo singolo Certe Donne Brillano, ma è ancora una falsa partenza. Le cose sembrano girare meglio quasi alla linea del traguardo: in Io In Questo Mondo il Liga si rimette in pista con un testo centrato e un ritornello davvero orecchiabile, che probabilmente presto sentiremo in radio. La sensazione è che, paradossalmente, funzionino assai meglio le canzoni dove Ligabue è meno rocker e più cantautore, come la sottile Vita Morte e Miracoli o la conclusiva Il Tempo Davanti, che riprende le tematiche di Per Sempre ed è forse il pezzo più riuscito di tutto il lavoro. Piccola nota (senza cielo) personale: a me fa male pensare a Ligabue. E’ un artista che ho adorato e seguito come ogni buon fan dovrebbe fare. Dal debutto omonimo del 1990, un disco sostanzialmente perfetto, fino a quel capolavoro di Buon Compleanno Elvis di cinque anni dopo, Luciano non ha sbagliato praticamente nulla. Poi arrivò la mazzata di Miss Mondo, quando avevamo appena finito di scatenarci sulle note di Vivo o Morto X, solo per citare una hit del suo album simbolo. L’ultimo disco degno di nota, sempre a mio modesto parere, resta Nomi e Cognomi, ormai datato 2005. Poi, da buon fan ma dotato di un cervello, ho smesso di seguirlo. Probabilmente, più che una partenza, Start potrebbe rappresentare un momento di riflessione per capire dove la carriera di Ligabue stia andando. Magari verso qualcosa di nuovo, meno rocker, più lento. Non si dice forse che chi va piano va lontano?

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