Cobain

Quando Eravamo Giovani: Kurt Cobain

Kurt Donald Cobain nasce il 20 febbraio del 1967 ad Aberdeen, piccolo centro situato nella contea di Grays Harbor, nello stato di Washington. Sua madre Wendy faceva la cameriera, mentre il padre Donald Leland era un operaio impiegato nell’industria del legname, ai tempi motore dell’economia della cittadina. I due si conobbero sui banchi di scuola, diventando buoni amici e in seguito fidanzati. Il 31 luglio del 1965 i due si sposarono: “Ero molto ingenua, non avevo idea di cosa fosse l’amore” – ricorderà anni dopo Wendy – “mi dissi, con lui mi trovo bene, sarà questo che chiamano amore. A un certo punto mi convinsi che il mio desiderio fosse quello di avere figli e di occuparmi di loro”. Quando il piccolo Kurt venne alla luce, per Wendy e Donald iniziarono i primi problemi. Lui era sempre impegnato tra lavoro e le molte attività sportive in cui era coinvolto, mentre Wendy cominciò presto a capire che quella non fosse la vita che desiderava. La predisposizione alla musica e all’arte di Kurt si manifestò prestissimo, così come la sua spiccata sensibilità e il senso di cura ed empatia nei confronti degli altri (evidenziata soprattutto dall’amore e dal senso di cura evidenziato nei confronti della sorella Kimberly nata nel 1970). Già all’età di due anni, come testimoniato da diversi filmati dell’epoca, il bimbo era solito utilizzare tutto ciò che gli capitava tra le mani per creare suoni, spesso accompagnando con la voce brani musicali che i suoi genitori e i suoi parenti mettevano in sottofondo durante le feste o nella vita di tutti i giorni (Arlo Guthrie, Beatles, Monkees). Inoltre, sempre nello stesso periodo, Kurt iniziò a mostrare uno spiccato talento per le arti grafiche, testimoniato da numerosi disegni che ritraevano tanto i personaggi classici della Disney, che i protagonisti di pellicole che lo avevano particolarmente colpito (Acquaman, Il Mostro della laguna nera). D’altra parte, la sua famiglia non era nuova a certe cose: la nonna materna Iris era infatti un’artista professionista, mentre lo zio Delbert era stato un noto tenore irlandese che aveva fatto un’apparizione nel film del 1930 King Of Jazz. Quello che sia i parenti che i genitori notarono presto era l’attenzione maniacale per i dettagli dei disegni del bimbo: per esempio, quando si metteva a disegnare un personaggio della Disney, Kurt non partiva dalla testa o dal corpo, come la maggior parte dei bambini, ma dalle orecchie o da altri particolari secondari. Kurt era molto più vivace della media, faceva fatica a rimanere sulla stessa cosa troppo a lungo e quando Wendy, preoccupata da quei comportamenti, decise di portarlo da uno specialista, questo diagnosticò al bimbo come iperattivo, inviatando la famiglia a curarlo col Ritalin, uno psicostimolante utilizzato nei casi di sindrome di deficit dell’attenzione e iperattività. Gli effetti del farmaco calmarono a tal punto il bambino da renderlo spesso assente, quasi apatico. Quando Kurt aveva nove anni, esasperata da una situazione ormai ingestibile, Wendy comunicò a Donald che avrebbe voluto il divorzio. Quel fatto influì pesantemente sulla psiche dell’ipersensibile Kurt, che finì per amplificare i propri comportamenti disfunzionali. La madre notò un profondo cambiamento nel bambino, che divenne di colpo introverso e infelice, tanto che le mura del bagno di casa sua riportavano i segni del suo disagio: «Odio mia madre, odio mio padre, mio padre odia mia madre, mia madre odia mio padre, è semplice: vogliono che io sia triste». In un’intervista del 1993 Cobain disse al riguardo: «Per qualche ragione me ne vergognavo. Mi vergognavo dei miei genitori. Non riuscivo più a guardare in faccia alcuni dei miei compagni di scuola perché desideravo disperatamente avere una famiglia normale. Mamma, papà. Volevo quel tipo di sicurezza e lo rinfacciai ai miei genitori per parecchi anni». Per Cobain inizia così una lunga trafila fatta di spostamenti tra la casa del padre, quella della madre e degli zii, tutti incapaci di contenerne i cambi di umore, le reazioni violente e le chiusure in se stesso per per periodi di tempo troppo prolungati. Col padre i rapporti erano sempre stati burrascosi: quando ancora i genitori stavano insieme, Donald era solito deriderlo e umiliarlo anche in pubblico. Quando la coppia si divise, Kurt andò a vivere con lui, cercando controvoglia di compiacerlo, ma la situazione degenerò quando Donald si rifece una vita con una donna che aveva già dei figli. Kurt prese la cosa come un tradimento, poiché il padre gli aveva detto che non si sarebbe mai risposato. Kurt era spesso violento con i fratelli acquisiti, anche se la sensazione di vivere in una famiglia tradizionale riusciva talvolta a fargli superare il fatto che non stesse bene in quella situazione. “Kurt stava talmente male che sfogava il suo dolore sulla madre, il padre, i fratelli e le sorelle. Era convinto di non valere nulla perché si sentiva respinto dagli altri. E quando ti senti rifiutato (a denial…ndr) dalla tua famiglia, la vita non deve essere per niente facile”, dichiarò Jenny, la seconda moglie di Don, anni dopo. Quando la coppia ebbe un figlio, le cose degenerarono ulteriormente. Kurt era premuroso e molto affettuoso con lui, ma il fatto che continuasse a commettere atti di bullismo nei confronti degli altri fratelli costrinse Jenny a cacciarlo di casa, lasciandolo con i propri bagagli di fronte a casa della madre: “Non penso che Kurt fosse troppo sensibile, piuttosto era sensibile ai bisogni degli altri. Sensibile è una parola che fa pensare a una persona che si lascia ferire facilmente, mentre lui non era così” – raccontò tempo dopo Wendy – “Si comportava con correttezza e voleva che anche gli altri lo facessero. E se non lo facevano, non si metteva a piangere, si infuriava”. Incapace di prendersene cura, Wendy chiese a suo fratello Chuck di occuparsene per un po’. La soluzione, almeno per un po’, diede i frutti sperati: Kurt trovò stabilità a casa dello zio, che ne valorizzò anche la parte artista comprandogli la prima chitarra. Un giorno, tuttavia, il fratello chiamò Wendy dicendole che il figlio aveva bisogno di una sola cosa: della madre. Il nuovo compagno della madre era un tipo violento, il cui animo era lontano anni luce da quello di Kurt. Lo considerava uno smidollato che non faceva tutto ciò che avrebbe fatto lui alla propria età, cioè fare festa tutte le sere e avere ragazze diverse in continuazione. Fu in quel periodo che Cobain venne in contatto con una persona che gli avrebbe cambiato l’adolescenza e, per certi versi, la vita: Buzz Osborne dei Melvins. Tutto nacque grazie ad un’intervista, dopo di che i due divennero amici (a fasi alterne, come avrebbe dichiarato Cobain anni dopo). Osborne diede a Cobain una fondamentale impronta, che si ripercosse anche sulla musica dei futuri Nirvana. Buzz ebbe il merito di portarlo a conoscenza di gruppi come Black Flag, Butthole Surfers e molti altri, mostrandogli una via, quella del punk rock e dell’hardcore, che avrebbe potuto aiutarlo a sfogare in modo più funzionale la propria rabbia. Benché il suo background fosse composto anche da band come Black Sabbath, Led Zeppelin, Aerosmith e Queen, le nuove sonorità ebbero un impatto su di lui mai provato in precedenza: senza minimamente conoscere la musica, Kurt iniziò a divorare le cassette con le compilation che Buzz gli passava, scoprendo che per suonare bastava usare l’orecchio e che la tecnica esasperata fosse qualcosa che non faceva per lui. Nello stesso periodo, proprio prima di un concerto, Kurt scoprì la marijuana: «Anche se mi ero fatto per la prima volta proprio in quelle settimane avevo dichiarato che era qualcosa che avrei fatto per il resto della mia vita! E avrei fatto praticamente di tutto per assicurarmi il rifornimento di quell’erba meravigliosa». Sempre negli anni dell’adolescenza, Kurt dichiarò di aver tentato per la prima volta il suicidio: dopo aver provato ad avere rapporti sessuali con una donna affetta da disturbi mentali cui faceva visita regolarmente con un gruppo di ragazzi della scuola, Kurt si sentì così in colpa da rinchiudersi completamente in se stesso. La voce cominciò a girare per le aule di scuola e la cosa non fece altro che aumentare il già immenso senso di inadeguatezza che il ragazzo si trovava a vivere. Una sera, esausto, Kurt si fermò sulle rotaie ad aspettare l’arrivo del primo treno, che tuttavia si spostò a pochi metri da lui nel momento in cui si azionò il sistema di scambio automatico dei binari. Quell’episodio spinse Kurt a seguire una terapia, che diede alcuni frutti: “Ma continuavo a non avere amici, perché odiavo tutti per la loro falsità”. Solo l’arte gli dava sollievo: col tempo, Kurt aveva fatto grandi progressi sia in ambito musicale (suonava, anche se rudimentalmente, moltissimi strumenti, che gli venivano donati dai compagni di scuola che abbandonavano la pratica dopo poche settimane dalle prime lezioni), che nelle arti grafiche, aiutato dall’Istituto d’arte che aveva iniziato a frequentare (anche se le sue creazioni mostravano sempre più tutto il disagio da cui era affetto). Era diventato anche un collezionista di dischi, di ogni formato e genere, che spesso si divertiva a mixare. Inoltre aveva iniziato a trovare il piacere nella scrittura. Il 1985 per Cobain fu un anno difficile: lasciò la scuola dopo una serie di risultati negativi e, poco tempo dopo, la madre gli diede così un ultimatum: trovare lavoro o andarsene. Dopo una settimana Cobain trovò i suoi vestiti e altri oggetti imballati in scatole fuori di casa. Visse per un certo periodo con alcuni amici, a volte furtivamente nel seminterrato di casa di sua madre e anche nella sua macchina e, dopo aver rotto ogni legame con la famiglia, sotto il ponte che congiunge Aberdeen a Cosmopolis (episodio che, a detta di molte persone, non sarebbe mai accaduto, ma che faceva parte di tutta quella catena di autocommiserazione che il ragazzo si porterà dietro per tutto il corso dell’esistenza). «Avevo sempre desiderato provare l’esperienza della vita di strada, visto quanto era noiosa la mia vita di adolescente ad Aberdeen, ma non fui mai abbastanza indipendente per farlo. Facevo la fila per il buono viveri, vivevo sotto un ponte. Alla fine mi trasferii a Olympia». Tra brevi ritorni a casa del padre e della madre, un arresto per atti vandalici per aver scritto sui muri della città God is Gay e Homosex Rules, Kurt si trasferì per qualche settimana ad Olympia da un amico, per poi trovare qualche lavoretto (il più noto dei quali come bidello). È proprio in questo periodo che Kurt, insieme al batterista dei Melvins Dale Crover, mette in piedi il primo progetto musicale, dal nome di Fecal Matter. Nel dicembre dell’85 i Fecal Matter fanno da band di supporto proprio ai Melvins in un concerto tenuto allo Spot Tavern, uno sperduto resort sulla spiaggia di Moclips, un CDP nello stato di Washington, eseguendo il pezzo d’apertura. Nello stesso mese, Greg Hokanson abbandona il gruppo e i due membri rimasti si riuniscono a casa di Mary, la zia di Kurt, e registrano il loro demo, Illiteracy Will Prevail, dove Crover coprirà anche il ruolo di bassista. A gennaio del 1986 anche Buzz Osborne entra come bassista, ma il gruppo ha i giorni contati. Dopo lo scioglimento, Cobain fece circolare il demo registrato tra i suoi amici, nella speranza di poter fondare una nuova band; tra questi vi era Krist Novoselic, un ragazzo fattogli conoscere tempo prima dallo stesso Dale Crover: a Novoselic le tracce piacquero così tanto da decidere di fondare una band con lui, sotto il nome prima di Sellouts, successivamente Brown Cow, poi Ted Ed Fred, Skid Row, Pen Cap Chew e, infine, Nirvana. “Quando lo conobbi, io avevo diciotto, diciannove anni” – raccontò Novoselic – “e Kurt diciassette. Era ancora un ragazzino e frequentava i suoi amichetti di Aberdeen, ma gli piaceva il punk rock e questo stuzzicò il mio interesse. Non era uno come gli altri, sembrava l’incarnazione della controcultura. Mi trovavo bene con lui, aveva anche una chitarra con l’amplificatore e la suonava divinamente. All’epoca faceva il custode in un villaggio turistico a Ocean Shores. Era anche una specie di artista, che manipolava e reinterpretava materiali preesistenti. Come il volantino su come pulire un cannolicchio, che aveva preso al lavoro e modificato aggiungendoci delle facce. Era molto divertente, con il cannolicchio terrorizzato alla vista del coltello che l’avrebbe smembrato”. Nonostante la difficoltà nel trovare un batterista che si sposasse alla perfezione con il sound che avevano in mente, Chris e Kurt cominciarono a lavorare a quelli che sarebbero diventati i primi brani dei Nirvana. Mentre però Chris ancora non credeva di poter far diventare quella passione un lavoro (si spostò a lungo per lavoro, fino ad arrivare per un periodo di tempo a lavorare in Arizona), Kurt non concepiva il proprio futuro in altro modo. La prima vera svolta della sua vita avvenne con l’incontro di Tracy Marander: la ragazza non solo riuscì per prima a prendersi davvero cura di Kurt, ma si impegnò in prima persona a colmare il suo bisogno esasperato di affetto. Questo gli permise di impegnarsi completamente in quello che voleva più di ogni altra cosa. Mentre Tracy in pratica lo manteneva, lui passava le giornate a cercare, non sempre con grandi risultati come avrebbe dichiarato la stessa Tracy, di comporre canzoni. Fu in questo periodo che (a detta di Kurt) per calmare i dolori allo stomaco che lo affliggevano da anni, Cobain iniziò a fare uso, anche se non continuo, di eroina. Nel marzo del 1987, dopo svariati tentativi andati a vuoto, i Nirvana riuscirono ad ottenere il primo ingaggio. Il concerto si svolse in una casa privata di Raymond, cittadina ancora più isolata di Aberdeen. Il pubblico, composto per lo più da ragazzi dell’alta borghesia del luogo, non fu dei più accoglienti: “Tutti avevano paura di noi e se ne stavano nascosti in cucina. Avevamo sotto controllo l’intero soggiorno e il resto della casa”. Le canzoni originali erano ormai abbastanza per poter riempire metà del tempo che veniva concesso loro per un concerto (Hairspray Queen, Spank Thru, Anorexorcist, Raunchola, Aero Zeppelin, Beeswax, Floyd The Barber). Reclutato nuovamente Dal Crover, il 23 gennaio 1988, i tre decisero di registrare il primo demo professionale presso i Reciprocal Recording di Seattle, luogo dove era stato registrato l’Ep Screaming Life dei Soundgarden, ai tempi il disco preferito di Kurt. La presenza di Crover, ormai nome di riferimento dell’underground, spinse Jack Endino a voler produrre il demo. Endino aveva avuto un ruolo fondamentale nel rendere la piccola etichetta discografica Sub Pop un’impresa finanziaria autosufficiente. I fondatori dell’etichetta Bruce Pavitt e Jonathan Poneman rimasero impressionati dal potenziale del gruppo, che continuava a farsi conoscere anche attraverso live incendiari e fuori controllo tra Aberdeen, Olympia e, ora, Seattle. Con Dale Crover troppo impegnato nei suoi progetti, l’incontro con Chad Channing, allora batterista degli Squid Row, si rivelò il tassello mancante. Chad aveva molti punti in comune con Kurt (iperattività curata con Ritalin, genitori separati, sensibilità spiccata) e il suo drumming sembrò a Chris e Kurt ciò che mancava alla band. Con la nuova formazione la band tornò in studio per registrare i brani che avrebbero composto il proprio album d’esordio Bleach. Nel novembre del 1988, la Sub Pop pubblicò il primo singolo della band, il cui lato A presentava Love Buzz, cover degli Shocking Blue che i tre erano soliti suonare dal vivo e la composizione originale Big Cheese. Tra dicembre di quell’anno e gennaio del 1989, i Nirvana registrarono tutte le tracce che sarebbero finite in Bleach. Il titolo dell’album venne ricavato da una pubblicità dell’epoca in cui chi faceva uso di eroina veniva invitato a pulire gli aghi con la candeggina, per evitare il contagio di AIDS. L’album era ormai preparato e sequenziato ai a fine gennaio, ma il capo della Sub Pop Bruce Pavitt diede l’ordine di risequenziarlo completamente. La registrazione fu ulteriormente ritardata parecchi mesi a causa della mancanza di fondi della casa discografica. Endino predispose il gruppo a trenta ore complessive di registrazione al costo di 606,17 dollari: il denaro venne fornito da Jason Everman, un chitarrista che era rimasto colpito dal demo con Dale Crover. Everman per breve tempo si unì al gruppo come secondo chitarrista e compare nei crediti della copertina dell’album sebbene non abbia preso parte alle registrazioni. La foto di copertina fu scattata da Tracy, cui Kurt aveva dedicato About A Girl. Il 15 giugno del 1989, finalmente il sogno di Kurt diventava realtà. Per descrivere l’album, la Sub Pop usò queste parole: “L’album è influenzato da H.R. Puffnstuff, Speed Racer, divorzi, droga, effetti sonori, i Beatles, i razzisti, l’hard rock, il punk rock, Leadbelly, Slayer e, naturalmente, gli Stooges”.

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