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La sincerità di Bugo

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Sicuramente due cose rimarranno negli annali di Sanremo “venti-venti”: la tutina attillata di Achille Lauro e la diatriba Morgan-Bugo. Sono loro, a conti fatti, i veri vincitori del festival dei fiori dove, ormai da tempo immemore, le canzoni svolgono un ruolo secondario rispetto a gossip e siparietti vari. Il pubblico stesso, ormai educato a dovere, aspetta con la bava alla bocca le chiacchiere, gli scandali e gli exploit inattesi della kermesse ligure, tanto che alla fine della settimana diventa necessario un reset capace di isolare la musica dal resto. Detto questo, eliminati tutti gli strati inutili, quel pezzo può davvero funzionare? Bisogna dire, a onor del vero, che nel caso di Bugo e Morgan il singolo funziona. E anche bene. Ce ne siamo accorti quasi subito, subito dopo l’esecuzione della versione non edulcorata andata in onda nel corso della prima sera. Ed è altrettanto palese dopo l’ascolto dell’ultimo lavoro di Bugo, l’omonimo Cristian Bugatti: il tastierone iniziale, la voce di sguaiata di Morgan, che ricorda i bei tempi di Bluvertigo & Co, e un ritornello accattivante e insidioso fanno di Sincero uno dei brani più convincenti del disco. La sua spiccata predisposizione all’airplay radiofonico, poi, lo rende un gol in piena regola.

Ma è tutto il lavoro di Bugo, non solo il suo singolo, a lasciare soddisfatti. Il disco si apre sulle note del fresco pop di Quando Impazzirò, brano forte di un ritornello ben studiato e non banale, ma anche il funky ritmato di un brano come Come Mi Pare dimostra ancora una volta come il cantautore di Rho non sia mai stato legato a un genere musicale specifico. Carina anche Al Paese, che ripercorre stilemi vicini al songwriting di Ligabue: sia le liriche che la descrizione dei luoghi comuni del vivere in provincia ricordano non poco certi brani del rocker di Correggio. La profezia che si avvera è cantata invece all’inizio dell’allegra Che Ci Vuole: la conferma che un vaffanculo, detto al momento giusto, conta più di mille note. In questo, quasi a seguire un ideale par condicio, Bugo sembra prendere a esempio la poetica di Vasco e in particolare la sua Basta Poco. Le armonie si distendono con Mi manca, brano lento questa volta in coppia con Ermal Meta, per una sorta di amarcord nostalgico dei nuovi quarantenni di oggi. Ridestano dal torpore, quasi in chiusura, i fiati di Un Alieno, mentre Bugo saluta tutti con Stupido Eh?, dove chitarra e voce inseguono un ritmo latino di chiara matrice anni ottanta.

Cristian Bugatti è dunque un buon disco e il singolo, lo abbiamo già detto, fa la sua parte. Ma tutto questo avrebbe funzionato lo stesso senza la bagarre di Sanremo? Ai posteri l’ardua sentenza. La storia è piena di capolavori della musica italiana cantati su quel palco che, senza bisogno di tutine e conferenze stampa infuocate, sono rimaste incise nei cuori di molti. Alla fine di tutto, forse, la musica vince.

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