JIMI HENDRIX. La luce che brilla il doppio dura la metà di Luca Garrò

In libreria e online dal 18 giugno

«In poco tempo, con la velocità della folgore, Jimi Hendrix ha reso la musica contemporanea, il rock e tutte le sue sfumature un giardino diverso, una giungla di suoni e colori inimmaginabili. La cosa più stupefacente è forse proprio il resistere di un’idea, e vedere in quella chitarra mancina un simbolo di rivolta e di fantasia, di bellezza e di dannazione, di sentimento e di utopia».

Dalla prefazione di Enzo Gentile

«È questo il domani o soltanto la fine del tempo?» cantava Jimi Hendrix nel 1967 in Purple Haze.Una nebbia porpora, mistica, sonora, su cui viaggiavano i fraseggi della sua Fender Stratocaster, che ancora oggi penetra e pulsa nelle vene di chi la respira. E di chi l’ascolta. Musica senza tempo. Perché, con un plettro e un amplificatore, Jimi era già domani. Dopo di lui il rock, molto banalmente, non fu più lo stesso. Secondo «Rolling Stone», quel ragazzo mancino di Seattle, timido ma ribelle, è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi. Un alchimista delle sei corde elettriche, che seppe miscelare blues, rock psichedelico e virtuosismo tecnico con le vibrazioni emanate dalla sua epoca. Come uno sciamano, sapeva evocare gli spiriti animali sul palco, e domarli con pochi giri d’accordi. Live dopo live, da Monterrey a Woodstock, la sua leggenda si costruì su performance incredibili e irripetibili. Fino a essere sigillata dalla tragica morte, il 18 settembre 1970. Un destino, quello di lasciare la propria musica troppo presto, che ha impresso a fuoco l’icona di Hendrix nella storia del rock. Luca Garrò ne ripercorre la vita, la breve e intensa carriera artistica, ma anche l’uso della strumentazione musicale, l’attività in studio, il rapporto con Bob Dylan e l’Fbi, fino all’eredità e alle controversie, con interviste esclusive a Billy Cox, Steve Vai e John McDermott. Ridando parola al suono che l’anima elettrica di Jimi Hendrix ha impresso indelebilmente su generazioni di chitarristi, fino a oggi.

Luca Garrò, giornalista e storico della musica, ha scritto per alcune delle riviste musicali italiane più note, da «Rolling Stone» a «Jam», passando per «Rockstar», «Rocksound», «Onstage», «Rock Hard» e «Classic Rock». È autore dei volumi Freddie Mercury (2016), David Bowie (2017), Jimmy Page e Robert Plant (2018), oltre ad aver contribuito a Storia del Rock (2014), Jimi Hendrix (2015) e Jim Morrison (2016). Per diversi anni è stato tra i curatori del Dizionario del Pop Rock Zanichelli. Per Tsunami, Brian May. Just One Life (2023). Per Diarkos ha scritto Le leggende del Rock (2020) e I Folli del Rock (2024).